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Come l’amministrazione condivisa può rivoluzionare le politiche sociali nei comuni

Come l’amministrazione condivisa può rivoluzionare le politiche sociali nei comuni

La co-progettazione e la co-programmazione rappresentano oggi strumenti fondamentali per innovare le politiche sociali a livello locale, soprattutto nei comuni, dove i bisogni dei cittadini si manifestano in modo diretto e spesso urgente.

Questi approcci si collocano all’interno di un modello di amministrazione condivisa, in cui enti pubblici e soggetti del Terzo Settore collaborano non solo nell’erogazione dei servizi, ma anche nella loro ideazione e pianificazione.

La co-programmazione: leggere insieme i bisogni

La co-programmazione è il processo attraverso cui l’amministrazione pubblica e gli attori sociali del territorio (associazioni, cooperative, fondazioni, cittadini attivi) analizzano congiuntamente i bisogni della comunità e definiscono le priorità di intervento. Non si tratta semplicemente di consultazione, ma di un confronto strutturato che consente di mettere in comune dati, esperienze e punti di vista diversi.

Nei comuni, questo significa poter costruire politiche sociali più aderenti alla realtà locale. Ad esempio, attraverso tavoli di co-programmazione si possono individuare con maggiore precisione le esigenze legate alla povertà, alla disabilità, all’inclusione degli anziani o dei migranti, evitando interventi standardizzati e poco efficaci.

La co-progettazione: costruire risposte condivise

Una volta individuati i bisogni, entra in gioco la co-progettazione. Questo strumento consente di elaborare interventi concreti in modo collaborativo tra pubblica amministrazione e Terzo Settore. Invece di bandire gare tradizionali basate esclusivamente su logiche competitive, il comune lavora insieme agli enti coinvolti per definire obiettivi, modalità operative e risorse necessarie. La co-progettazione permette di valorizzare le competenze specifiche degli attori sociali, che spesso hanno una conoscenza diretta dei problemi e delle comunità. Ne derivano servizi più flessibili, innovativi e capaci di adattarsi nel tempo

Vantaggi per le politiche sociali comunali

  • L’integrazione di co-programmazione e co-progettazione nelle politiche sociali porta diversi benefici:
  • Maggiore efficacia degli interventi: le politiche nascono da un’analisi condivisa dei bisogni reali.
  • Ottimizzazione delle risorse: si evitano sprechi e duplicazioni grazie al coordinamento tra attori.
  • Innovazione sociale: il confronto tra soggetti diversi favorisce soluzioni creative.
  • Rafforzamento del tessuto comunitario: cittadini e organizzazioni diventano parte attiva del cambiamento. Trasparenza e fiducia: i processi partecipativi aumentano la legittimità delle decisioni pubbliche

La co-programmazione e la co-progettazione trovano il loro principale fondamento giuridico nel quadro normativo che disciplina i rapporti tra pubblica amministrazione e Terzo Settore in Italia.

Il riferimento centrale: il Codice del Terzo Settore

La norma chiave è il Decreto Legislativo 3 luglio 2017, n. 117, in particolare:

Articolo 55: introduce e disciplina esplicitamente co-programmazione, co-progettazione e accreditamento come strumenti ordinari di collaborazione tra enti pubblici ed enti del Terzo Settore. Stabilisce che le amministrazioni pubbliche, nell’esercizio delle proprie funzioni di programmazione e organizzazione a livello territoriale, assicurino il coinvolgimento attivo degli enti del Terzo Settore.

Articolo 56: riguarda le convenzioni con organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale, che possono essere utilizzate anche all’interno di percorsi condivisi.

Articolo 57: disciplina l’affidamento dei servizi di trasporto sanitario di emergenza e urgenza, ma rappresenta un esempio di collaborazione strutturata con il Terzo Settore.

Il chiarimento della Corte Costituzionale

Un passaggio fondamentale è rappresentato dalla sentenza n. 131 del 2020 della Corte Costituzionale, che ha riconosciuto la piena legittimità della co-programmazione e della co-progettazione. La Corte ha chiarito che questi strumenti:

  • non sono assimilabili agli appalti pubblici;
  • si fondano sul principio di sussidiarietà orizzontale (art. 118 della Costituzione);

Questa pronuncia ha dato grande impulso all’utilizzo di tali strumenti da parte dei comuni, superando molti dubbi interpretativi.

Linee guida e normativa complementare

  • A rafforzare il quadro normativo intervengono:
  • le Linee guida del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (D.M. n. 72/2021), che forniscono indicazioni operative su come attivare correttamente co-programmazione e co-progettazione;
  • il Decreto Legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (oggi sostituito dal D.Lgs. 36/2023), che resta rilevante per distinguere gli ambiti in cui si applicano le procedure di appalto rispetto a quelli di amministrazione condivisa;
  • il principio costituzionale di sussidiarietà (art. 118, quarto comma della Costituzione italiana), che legittima il coinvolgimento attivo dei cittadini e delle loro organizzazioni nello svolgimento di attività di interesse generale.

Sfide e criticità

Nonostante i vantaggi, l’adozione di questi strumenti richiede alcune condizioni:

  • competenze amministrative adeguate per gestire processi complessi;
  • tempi più lunghi rispetto ai modelli tradizionali;
  • capacità di costruire relazioni di fiducia tra pubblico e privato;
  • chiarezza normativa e procedurale.

Senza questi elementi, il rischio è che co-programmazione e co-progettazione restino pratiche formali, senza reale impatto.

Per i comuni, investire in co-programmazione e co-progettazione significa ripensare il proprio ruolo: da erogatori di servizi a facilitatori di processi collaborativi.

In un contesto sociale sempre più complesso, queste pratiche rappresentano una leva strategica per costruire politiche più inclusive, sostenibili e radicate nei territori.

Tuttavia, perché questi strumenti funzionino davvero, è fondamentale il coinvolgimento di professionisti qualificati: esperti di progettazione sociale, facilitatori di processi partecipativi, giuristi del Terzo Settore e figure capaci di tradurre i bisogni in interventi concreti e sostenibili.

Affidarsi a competenze specializzate non è un costo accessorio, ma un investimento decisivo per garantire qualità, efficacia e continuità alle politiche sociali locali.

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